Il Tribunale di Cagliari ha recentemente pronunciato una decisione di particolare rilievo in materia di protezione speciale, riconoscendo la sussistenza di una condizione di vulnerabilità fondata sulle gravi forme di sfruttamento lavorativo e di marginalizzazione abitativa subite dal richiedente durante la permanenza in Italia.
Pur escludendo i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria, il Collegio ha ritenuto integrati i requisiti previsti dall’art. 19 del d.lgs. n. 286/1998, valorizzando il grave pregiudizio arrecato alla dignità personale del ricorrente attraverso condizioni di lavoro e di vita incompatibili con il rispetto dei diritti fondamentali della persona.
Elemento centrale della decisione è stata la ricostruzione del contesto di sfruttamento lavorativo in cui il richiedente era inserito. Il Tribunale ha accertato che il ricorrente aveva prestato attività lavorativa per diversi anni come bracciante agricolo nel territorio foggiano in condizioni di assoluta irregolarità, all’interno di un sistema riconducibile a pratiche di caporalato. L’attività lavorativa risultava organizzata attraverso intermediari illegali che esercitavano un controllo diretto sulla manodopera, imponendo condizioni gravemente vessatorie, retribuzioni inferiori ai minimi previsti dalla contrattazione collettiva e decurtazioni arbitrarie delle paghe.
La decisione attribuisce particolare rilevanza al fatto che tali condizioni abbiano determinato una situazione di sistematica compressione dei diritti fondamentali del lavoratore, evidenziando come lo sfruttamento lavorativo non si esaurisca nella mera irregolarità del rapporto di lavoro, ma integri una forma di vulnerabilità idonea a incidere profondamente sulla dignità umana e sull’equilibrio psico-fisico della persona.
A rafforzare il quadro di vulnerabilità ha contribuito inoltre la condizione abitativa del ricorrente. Il Tribunale ha descritto il contesto di Borgo Mezzanone come un insediamento caratterizzato da estremo degrado sociale e abitativo, nel quale il richiedente viveva in una baracca di lamiera priva di servizi essenziali, acqua corrente e adeguate condizioni igienico-sanitarie. Tale situazione è stata considerata ulteriore manifestazione della marginalizzazione e dello sfruttamento subiti.
Determinante, ai fini della decisione, è stato anche il contributo probatorio fornito dalle associazioni impegnate nell’assistenza ai lavoratori stranieri sfruttati. Le relazioni prodotte hanno consentito di documentare in modo dettagliato le modalità di reclutamento, gli orari di lavoro imposti e le condizioni di forte assoggettamento economico e sociale in cui versava il ricorrente.
Per saperne di più: https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=7830